Targi

Il gioco di piazzamento lavoratori per soli 2 giocatori di Andreas Steiger è un vero classico, che tutte le coppie di gamer dovrebbero provare almeno una volta.

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Esempio di gioco
Analisi critica

1. Successi ‘silenziosi’
Il gioco di cui parliamo in questa recensione ha, nel momento in cui la stiamo scrivendo, ben dieci anni sulle spalle: Targi è infatti del 2012. Eppure nonostante il passare del tempo la popolarità di questo gioco è sempre rimasta mirabilmente stabile, e ben al di sopra di produzioni ben più pubblicizzate, sontuose e blasonate. Nel momento in cui scriviamo, il caro vecchio Targi è al numero 128 della classifica generale di BoardGameGeek, il sito di riferimento per appassionati di gioco da tavolo: se pensiamo che escono migliaia di giochi nuovi ogni anno, è una posizione altissima, anche se forse non alta abbastanza da permettere al gioco di monopolizzare il dibattito tra appassionati come fanno i prodotti che si trovano nelle prime 10/20 posizioni. Targi è, per molti versi, un capolavoro dal seguito silenzioso ma fedelissimo, e le leggerissime onde che ne muovono il gradimento sono collegate anzitutto al succedersi delle edizioni e alla facilità di reperimento. A questa singolarità si aggiunge la ‘stranezza’ relativa al fatto che l’autore, il designer tedesco Andreas Steiger, non ha più prodotto, in seguito, alcunché d’altro: eppure siamo convinti che in molti oggi proverebbero con piacere un nuovo suo lavoro, soprattutto se altrettanto arguto. Scopriamo un po’ meglio cos’ha Targi di tanto speciale.

2. Giocabilità generale
Targi mette i due sfidanti a capo di tribù rivali di Tuareg (Targi è, per l’appunto, il singolare di Tuareg): questi ultimi sono gli abitanti della Targa, ovvero la parte meridionale della Libia, nel pieno deserto del Sahara. Si tratta di tribù nomadi, che spesso mostrano ancora oggi lo stesso stile di vita del Medioevo. Nel gioco, gli sfidanti sono chiamati a usare i membri della propria tribù per accumulare merci e per convertirle in amuleti d’argento, ovvero in punti vittoria.
Il tabellone di gioco è modulare e si compone tramite carte: la cornice esterna è fissa, mentre la parte centrale va composta casualmente disponendo al suo interno 5 carte merci e 4 carte tribù, scoperte. All’inizio del gioco sulla carta esterna chiamata “Nobile” va collocato il brigante, una pedina neutrale. Nel proprio turno, il giocatore colloca uno dei suoi 3 lavoratori su una delle carte esterne: non è mai possibile collocare un lavoratore sulla carta occupata dal brigante o da un lavoratore avversario, e non è possibile neanche collocare un proprio lavoratore esattamente di fronte a uno avversario. Dopo che i giocatori hanno collocato a turno tutti i propri 3 lavoratori, si controllano gli incroci tra le pedine e si collocano, nelle relative carte della parte centrale, gli indicatori tribali, segnalini cilindrici dei colori dei giocatori. A questo punto i 2 partecipanti, seguendo l’ordine di turno, risolvono tutte le azioni delle carte dove si trovano i loro lavoratori e i loro indicatori tribali.
Le carte merce, come anche molte carte appartenenti alla cornice, forniscono merci, che possono essere datteri, pepe o sale, o anche monete e punti vittoria. Il giocatore preleva le relative merci e le mette nella sua riserva personale. Le carte nella cornice rimangono sempre al loro posto: le carte merce centrali invece vanno scartate dopo l’uso e sostituite con carte tribù coperte.
Le carte tribù sono il mezzo principale per ottenere punti vittoria: ciascuna di esse riporta un costo, un ‘seme’ (cammello, donna, oasi, tenda, pozzo), un valore in punti vittoria e una eventuale abilità speciale. Le carte tribù vanno pagate e piazzate in una propria griglia personale composta da 3 righe di 4 colonne ciascuna: a fine partita, si ottengono punti bonus se si completano righe con carte con lo stesso seme o con carte con semi tutti diversi. Se non si può o non si vuole giocare una carta tribù, la si può tenere in mano per giocarla in seguito tramite l’azione della carta “Nobile”; è però possibile tenere in mano un’unica carta, quindi altre carte tribù che non si possono giocare andranno semplicemente scartate. Le carte tribù si trovano solo al centro e dopo l’uso vanno sostituite con carte merce coperte.
Alcune carte esterne hanno azioni particolari: la carta “Nobile”, come già accennato, permette di giocare o scartare carte tribù prelevate in precedenza; il “Mercante” permette di scambiare merci con monete; la “Fata Morgana” permette di spostare un proprio indicatore tribale su una carta diversa; l'”Argentiere” permette di convertire merci e monete in punti vittoria; la “Carovana” e l'”Espansione tribale” consentono di pescare alla cieca rispettivamente carte merce e carte tribù.
Quando entrambi i giocatori hanno risolto le proprie azioni, il round termina. Le carte coperte al centro vengono scoperte, si scambia il segnalino primo giocatore e si fa avanzare il brigante di uno spazio lungo la cornice in senso orario, bloccando quindi una carta differente. Ogni volta che il brigante raggiunge una carta d’angolo, scatta una razzia: i giocatori devono eliminare una certa quantità di merci o di punti vittoria dalla propria riserva.
Vi sono 2 condizioni di fine partita: la conclusione del giro da parte del brigante o il completamento della griglia di carte tribù da parte di un giocatore. Si calcolano i punti e chi ne ha di più è il vincitore.

3. Componentistica
Targi è un gioco molto sobrio e funzionale, ci verrebbe da dire quasi fin troppo: i suoi componenti sono un mazzo di carte, tesserine di cartone a rappresentare merci e monete e pedine di legno per lavoratori e indicatori tribù. La scatola è di dimensioni ridotte ma poteva essere ancora più piccola. Confessiamo che ci sarebbero piaciute le risorse in legno sagomato, come in The Voyages of Marco Polo; il nostro cruccio maggiore, però, è l’incomprensibile assenza di un tabellone, sostituito dalle carte della cornice, che rimangono sempre in posizione fissa e quindi non si capisce perché debbano essere carte. In un mondo di riedizioni deluxe di dubbia utilità, ecco un gioco che invece meriterebbe davvero una nuova versione più curata e vezzosa.

4. Conclusioni
Targi è un gioco molto valido e non fatichiamo affatto a comprendere il suo successo duraturo negli anni. Non capita di frequente di trovarsi davanti a giochi di piazzamento lavoratori per soli 2 giocatori così elaborati e ricchi di opzioni. Nel corso della partita gli sfidanti devono costantemente tenere in equilibrio il proprio processo di crescita e quello dell’avversario, cercando in tutti i modi di danneggiarsi a vicenda: l’approccio del solitario di gruppo in questo gioco è fallimentare, dato che in ogni round vi sarà una sfida all’ultimo sangue per accaparrarsi i posti migliori. La quantità di carte tribù, delle quali scopriremo forse un terzo del mazzo in una singola partita, rende gli scontri molto vari, anche grazie alle abilità speciali che alcune di queste carte conferiscono; d’altro canto, un giocatore che punta tutto sulla conversione diretta di merci in punti tramite l’argentiere può avere la meglio se non adeguatamente ostacolato. Al netto di tutto questo, però, non ci sentiremmo di definire questo gioco un capolavoro assoluto: anche senza considerare le sue mancanze dal punto di vista produttivo (l’assenza di un tabellone è secondo noi imperdonabile), si tratta di un’esperienza le cui dinamiche tendono a stabilizzarsi e a ripetersi nel corso delle partite. Senza contare che il regolamento soffre di piccole imprecisioni che causano tutt’ora dibattiti tra appassionati. Intendiamoci: per le coppie di giocatori assidui, Targi è senz’altro consigliabilissimo. Non ci sentiremmo di definirlo, però, assolutamente indispensabile.

Tre pregi di Targi Tre difetti di Targi
È un piazzamento lavoratori elaborato e compatto, e solo per 2 giocatori! Nonostante la varietà delle carte tribù, le partite tendono ad assomigliarsi tra loro.
Ha un’ottima componente di sfida. La mancanza di un tabellone è incomprensibile.
La profondità strategica e di pianificazione è notevole. Il regolamento ha alcuni punti tutt’ora poco chiari.

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