My City

Il prolificissimo autore Reiner Knizia ci propone un gioco legacy a campagna semplice, veloce e fruibile da tutti, basato sull’intramontabile meccanica dei polimini.

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Esempio di gioco
Il nostro parere

1. Il matematico game designer
Reiner Knizia è uno degli autori di giochi più prolifici e famosi nel mondo. Tedesco residente in Inghilterra da molti anni, Knizia è un matematico che per un certo periodo ha lavorato in ambito bancario. Dal 1990 è game designer a tempo pieno: il sito BoardGameGeek gli attribuisce la paternità di ben 655 giochi, tra titoli completi ed espansioni. Tra essi vi sono piccoli filler come Age of War e Chartae, ma anche giochi ‘grandi’ come Tigris & Euphrates Ra. Le opere di questo autore mostrano chiaramente il suo retroterra: sono tutte basate su meccaniche astratte, di impronta logico-matematica, sulle quali le ambientazioni sono adagiate per puro pretesto. A essere sinceri, non siamo mai stati del tutto convinti dalla produzione di Knizia: ci è sempre sembrato che i suoi giochi fossero, per l’appunto, troppo ‘matematici’, che mostrassero la loro struttura astratta con accenti eccessivi, senza curare o curando troppo poco tutta la componente estetica, intendendo questo termine in senso preciso e filosofico. Un gioco non è mai solo la sua meccanica: è l’intreccio tra quest’ultima e la sua ambientazione, la sua immersività, i suoi componenti, le sue illustrazioni. La somma delle parti, in un gioco da tavolo ben riuscito, è più del singolo valore di ogni componente: altrimenti nessuno sarebbe disposto a pagare così tanto dei cumuli di pezzetti di cartone e di plastica o di legno. Ebbene, Knizia ci è sempre sembrato un autore un po’ incompleto: forse per mancanza di squadre produttive all’altezza. Il gioco di cui ci apprestiamo a parlare, però, ci ha incuriosito fin da subito: My City è un gioco completamente ‘kniziano’ nella sua filosofia di fondo, essendo un euro astratto dall’ambientazione labile, ma è un legacy a campagna. I giocatori si sfidano in una sequenza di 24 partite divise in 8 ‘capitoli’ da 3 partite ciascuno: le regole cambiano e si fanno progressivamente più complesse, e le plance vengono modificate tramite adesivi e scritte, cosicché alla fine ciascun giocatore si troverà ad avere un’esperienza unica, basata sulle sue scelte precedenti. Questo è molto raro nel mondo degli euro competitivi: in genere i legacy a campagna sono american dall’ambientazione forte e dalla componente narrativa importante e approfondita. Scopriamo insieme come si misura questo autore con queste premesse così particolari e così ‘uniche’.

2. Giocabilità generale
My City mette i partecipanti nei panni di costruttori di città. Ogni giocatore ha un set di tessere di varia forma (polimini) e deve collocare queste tessere sulla sua plancia personale, rispettando regole di volta in volta diverse e cercando di realizzare obiettivi anch’essi di volta in volta diversi. Qui spiegheremo solo le meccaniche dello scenario di partenza: ma se volete sapere anche cosa vi riservano gli scenari avanzati, potete trovare molte informazioni a riguardo nel nostro video con l’esempio di gioco.
Un turno a My Ciy comincia con un giocatore che scopre la prima carta del mazzo comune: la carta rappresenterà una delle tessere a disposizione di tutti i giocatori. A quel punto i giocatori dovranno, contemporaneamente e senza pensarci troppo a lungo, collocare la relativa tessera sulla propria plancia. Quest’ultima rappresenta un territorio verdeggiante solcato da un fiume, con una foresta sul lato destro e una montagna sul lato sinistro: la prima tessera va sempre collocata vicino al fiume; le tessere successive vanno sempre piazzate vicino ad altre tessere già collocate in precedenza. Lo scopo è cercare di sistemare quante più tessere possibili: alla fine, infatti, gli spazi verdi ancora visibili comporteranno una penalità. Però ci sono anche obiettivi ulteriori. Su alcune caselle sono rappresentate rocce o alberi isolati, che possono essere tranquillamente coperti dalle tessere. Però bisogna cercare di lasciare visibili gli alberi e di coprire le rocce: queste ultime danno penalità, mentre i primi danno punti bonus.
Un giocatore può, se vuole, decidere di non collocare una tessera: però per farlo e poter continuare a giocare nei turni seguenti deve per forza perdere 1 punto. Nel primo scenario quest’azione è possibile fin dall’inizio perché i giocatori cominciano già con 10 punti. In ogni momento, d’altro canto, un giocatore può, dopo aver visto la tessera richiesta dalla carta, decidere di uscire dal gioco e terminare la sua partita: in quel caso non deve perdere punti.
Si prosegue in questo modo finché non sono usciti tutti dal gioco o finché non viene girata l’ultima carta. Poi si procede col calcolo dei punti: i giocatori ottengono punti per gli alberi visibili sulla loro plancia, mentre ne perdono per gli spazi verdi e le rocce. Chi ha più punti è il vincitore.
Come scrivevamo, queste semplicissime regole vengono complicate e arricchite col procedere della campagna. Un elemento che val la pena sottolineare è che i punti vittoria collegati alla campagna sono registrati separatamente rispetto a quelli dei singoli scenari, che vengono ogni volta ‘azzerati’; in genere chi vince uno scenario ottiene punti per la campagna ma deve sottostare a qualche piccola penalità negli scenari successivi, onde evitare che uno dei partecipanti intraprenda una ‘fuga’ in avanti eccessiva.

3. Componentistica
My City non fa certo del suo aspetto la sua arma di conquista principale: il gioco da questo punto di vista è estremamente sobrio, con illustrazioni piacevoli ma non particolarmente ispirate né caratterizzate da ardita originalità. I materiali sono quasi tutti di cartone: c’è un mazzo di carte, ci sono le plance dei giocatori e ci sono le tessere-polimino. A inizio campagna l’unico elemento tridimensionale è un piccolo cubetto con cui tenere traccia dei punti: anche nel prosieguo, peraltro, vi sarà un unico altro elemento di legno che verrà introdotto. Le novità previste dagli scenari avanzati sono contenuti in buste, che in genere hanno al loro interno i fogli con le nuove regole, adesivi ed eventualmente piccole fustelle. Se le plance fossero state progettate in modo da essere piegate, il gioco avrebbe potuto stare in una scatola grande la metà.

4. Conclusioni
La campagna a My City ci ha molto divertito: abbiamo trascorso otto sessioni di gioco leggere, simpatiche, veloci, durante le quali abbiamo sperimentato anche qualche piccola sorpresa. Il gioco ci sembra quindi complessivamente riuscito: e non dobbiamo essere i soli a pensarla in questo modo dato che in occasione dell’ultima edizione di Lucca Comics & Games l’opera di Knizia è stata insignita del titolo di “gioco dell’anno”. Certo, è importante però che i fruitori calibrino con giustezza le proprie aspettative: l’autore ha ‘piegato’ il concetto di legacy a campagna alle sue esigenze, dando vita a un’esperienza un po’ diversa da quella che istintivamente si collegherebbe a questa etichetta. Per esempio, la componente narrativa e d’ambientazione è classicamente vaga e inconsistente: questa campagna non narra una storia, ma ci mette semplicemente di fronte a sfide diverse e leggermente più complesse a ogni partita. A mancare, però, è anche la sensazione di crescita e sviluppo che i giochi legacy a campagna spesso si ripromettono di offrire. Certo, come abbiamo appena scritto le regole diventano progressivamente più complesse: ma forse sarebbe più corretto dire che le regole sono di volta in volta diverse, anziché più profonde. Tra uno scenario e l’altro vengono aggiunti elementi, ma talvolta ne vengono tolti altri: anche negli scenari più avanzati, My City resta un gioco leggero e accessibile, che non dà mai l’impressione di star compiendo un percorso verso più alte vette di difficoltà. Una critica molto comune rivolta al gioco è infatti quella di chi afferma che il gioco sembra una sequenza di varianti più che una vera e propria campagna. D’altro canto la presenza di elementi di continuità è garantita dalla grande capacità dell’autore di mantenere il giusto bilanciamento tra giocatori, per il tramite di un sistema di bonus e malus assegnati rispettivamente a chi perde e a chi vince più spesso gli scenari. La mancanza maggiore del gioco, secondo noi, è il suo sostanziale esaurirsi con il termine della campagna: anche se è presente una variante da essa slegata, chiamata gioco eterno, dubitiamo che ai giocatori esperti possa interessare, dato che là fuori ci sono moltissimi giochi basati sulla meccanica dei polimini assai più profondi e più riusciti. Se però l’idea di giocare per otto volte con un gruppo fisso di persone a un competitivo legacy semplice, divertente e rilassante, My City è il prodotto perfetto.

Tre pregi di My City Tre difetti di My City
Gli euro competitivi a campagna sono pochi, ognuno è benvenuto! La storia raccontata dalla campagna è un puro pretesto
Le meccaniche sono semplici, scorrevoli e divertenti Non c’è progressiva complessità: più che una campagna, sembra una sequenza di varianti
Il sistema di bonus e malus per evitare il runaway leader è davvero ottimo Al termine della campagna non c’è ragione per riprenderlo in mano

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