Luxor

Nel 2018 il celebre autore tedesco Rüdiger Dorn pubblica un gioco a percorso dal sapore antico, arricchito però da elementi di design moderni e interessanti

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Esempio di gioco
Il nostro parere

1. Dadi e percorsi: la ricetta del gioco vintage
Quando si pensa ai precursori dei giochi da tavolo contemporanei la mente va subito al Monopoly e al Risiko!; a ben pensarci, però, il vero e proprio antenato primigenio è il classico Gioco dell’Oca, un percorso di caselle lungo cui muovere una pedina sulla base del risultato del lancio di un dado, con alcune (minime) interazioni con alcune caselle speciali. Era il trionfo della pura e semplice fortuna: nessuna strategia poteva pensare di aver ragione di una sequenza sfortunata di lanci. Al giorno d’oggi naturalmente nessuno potrebbe riproporre una formula simile: ma il percorso lungo cui muoversi tramite lancio di un dado resta comunque una meccanica dotata di un certo fascino nostalgico, e molti giochi che ne hanno fatto uso sono a loro volta diventati dei classici. Basti pensare al mitico Talisman, spesso chiamato “il Gioco dell’Oca fantasy”. L’opera di cui ci occupiamo in questo articolo può essere considerata anch’essa appartenente al lungo filone dei giochi a percorso basati sull’idea della race, della gara a chi arriva per primo alla fine: solo che Luxor, del pluripremiato designer tedesco Rüdiger Dorn (Goa, Istanbul), ci mette a capo non di una semplice pedina ma di 5, e ce le fa muovere solo occasionalmente tramite dado e il più delle volte tramite carte. Scopriamo insieme come funziona questo gioco al contempo così antico e così moderno.

2. Giocabilità generale
Luxor è un gioco a percorso: i partecipanti controllano 5 esploratori intenti a esplorare una tomba egizia, di cui 2 attivi fin dall’inizio e 3 ‘dormienti’ lungo il percorso, e li muovono cercando di raggiungere per primi la stanza centrale. Ogni giocatore ha in mano 5 carte pescate casualmente da un mazzo comune: le carte vengono tenute in mano e non possono essere scambiate di posizione. Nel proprio turno, il giocatore deve giocare una carta scegliendola tra quella all’estrema destra e quella all’estrema sinistra; dopo aver risolto la carta ne deve pescare un’altra, posizionandola al centro della sua mano. In questo modo i giocatori hanno sempre la scelta tra 2 carte e possono gestire la propria mano cercando di spostare verso i lati le carte di cui hanno più bisogno. Le carte mostrano semplicemente un numero da 1 a 5: il giocatore deve scegliere un suo esploratore e muoverlo in avanti di quel preciso numero di caselle. Alcune carte mostrano un 1 con un segno + e un segno – e permettono di far avanzare o indietreggiare un esploratore di 1 casella; altre mostrano il simbolo di un dado e richiedono di lanciare un dado a 6 facce e di muovere un esploratore di un numero di caselle pari al risultato.
Prima della partita il percorso va preparato distribuendo tessere di cartone su ogni casella. Nella maggior parte delle caselle vanno collocate casualmente tessere tesoro, che possono rappresentare vasi, statue o gioielli; in alcune caselle fisse, però, vanno collocate tessere speciali, dorate e rosa. Una tessera tesoro può essere prelevata dal giocatore che riesce a far fermare su di essa il numero di esploratori indicato sulla tessera: il giocatore mette quest’ultima nella sua riserva e ottiene immediatamente i punti vittoria indicati. Le tessere dorate permettono al giocatore che vi ferma un esploratore di prelevare una chiave o una carta speciale: le chiavi servono per entrare nella stanza finale e a fine partita valgono 1 punto vittoria; le carte speciali possono essere prelevate da 3 mazzi distinti e consentono mosse speciali, come spostare un esploratore di un numero di caselle a scelta, spostare contemporaneamente tutti i propri esploratori o prelevare tesori ignorandone i requisiti. Se un giocatore preleva una carta speciale farà a meno di pescare dal mazzo comune: dopo essere state giocate, però, le carte speciali finiscono nel normale mazzo degli scarti, e quindi rientreranno in gioco potenzialmente a disposizione di tutti i giocatori (nel corso di una partita, il mazzo di carte viene rimescolato più volte). Le tessere rosa permettono semplicemente di avanzare di un numero ulteriore di caselle, indicate sulla tessera stessa.
Quando un esploratore ne sorpassa uno ‘dormiente’ dello stesso colore, lo attiva: i nuovi esploratori però cominciano il percorso sempre dalla casella di partenza. Va sottolineato peraltro che le caselle dove si trovavano i tesori nel frattempo prelevati non vengono più conteggiate nei movimenti: quindi in un certo senso il percorso si abbrevia nel corso della partita. Se però sotto la tessera tesoro c’è un simbolo animale (falco, serpente o leone), al posto del tesoro va collocata una tessera con lo stesso simbolo scelta casualmente tra quelle disponibili: le tessere animale offrono agli avventurieri che vi si fermano nuove azioni speciali, quali prelevare scarabei (che danno una quantità variabile di punti vittoria a fine partita), prelevare carte speciali e anche ottenere tessere con cui completare i set (spiegheremo meglio a cosa servono più avanti).
Il gioco prosegue in questo modo finché 2 avventurieri entrano nella stanza finale del percorso: il primo preleva il sarcofago più prezioso, del valore di 5 punti, il secondo preleva il sarcofago del valore di 3 punti. I due avventurieri possono anche appartenere allo stesso giocatore. A quel punto si prosegue finché tutti i giocatori non hanno svolto lo stesso numero di turni, dopodiché si procede al calcolo finale dei punti.
Ai punti ottenuti nel corso della partita prelevando tesori si sommano i punti dei sarcofagi, quelli degli scarabei, i punti relativi alle posizioni in cui si trovano gli esploratori (ogni casella è collegata a un valore in punti che aumenta man mano che ci si avvicina alla fine del percorso) e i punti relativi ai set. Ogni set di tesori composto da vaso, statua e gioiello, infatti, vale punti aggiuntivi. Chi ha più punti è il vincitore.

3. Componentistica
Luxor è un gioco molto colorato, dall’aspetto retrò e un po’ infantile: ma questo non è necessariamente un problema, anzi finisce per assecondare l’effetto nostalgia scatenato anche da parte delle meccaniche. Le illustrazioni sono di Dennis Lohausen ed evocano molto bene quel mondo avventuroso e fiabesco degli esploratori alla Indiana Jones che nei decenni passati entravano per la prima volta nelle tombe inesplorate. Gli elementi tridimensionali in legno sono pochi, sobri ma appropriati: gli avventurieri sono meeple ben sagomati, i segnalini per il punteggio sono semplici cilindretti, il dado è un comunissimo dado a sei facce. Le carte sono abbastanza sottili e devono assolutamente essere imbustate dato che il gioco ci richiede di mescolarle continuamente, anche nel corso di un’unica partita. La scatola è decisamente sovradimensionata: se la plancia fosse stata predisposta per essere ripiegata più volte il gioco sarebbe potuto tranquillamente entrare in una scatola grande la metà.

Excursus: strategie

In Luxor la scelta è più o meno sempre tra andar piano e raccogliere tesori o andare veloci per arrivare il prima possibile ‘avanti’, così da ottenere più punti a fine partita sulla base delle posizioni degli avventurieri. La scelta dipenderà quasi sempre dalla situazione contingente: un gruppo molto lento potrebbe vedere i giocatori assecondarsi a vicenda nel rallentare, viceversa un giocatore potrebbe approfittare della situazione per lanciarsi in avanti costringendo gli altri a fare altrettanto. Quando la partita sta per chiudersi bisogna fare molta attenzione a spostare i propri esploratori dalle caselle dorate, che nei conteggi di fine partita valgono sempre 0 indipendentemente dalla posizione che occupano lungo il percorso.

4. Conclusioni
Luxor è un gioco molto divertente, semplice ma non banale, capace di intrattenere, per un po’ di partite, anche giocatori non alle prime armi. Il concept è semplicissimo: si tratta di arrivare velocemente alla fine del percorso, come nel mitico Gioco dell’Oca citato in apertura. Il twist è che le mosse sono determinate dalle carte giocate, e che queste ultime non possono essere scelte tra tutte quelle possedute ma solo tra alcune: il giocatore sa non solo cosa può fare, ma anche cosa potrà fare nei turni successivi, e quindi può mettere in atto un minimo di pianificazione strategica. Inoltre, fermarsi a recuperare tesori può dare molti punti, a scapito però della velocità di movimento del nostro gruppo. Saranno i giocatori nel loro complesso a determinare il ritmo della partita: se avanzano tutti lentamente, cercando di raccogliere ogni tesoro, si potrà procedere con calma; ma se qualcuno si lancerà in avanti sarà necessario correre ai ripari. Non necessariamente, peraltro, chi fa scattare la conclusione sarà poi il vincitore: occorre quindi anche un po’ di colpo d’occhio nel cercare di valutare la situazione degli avversari per regolarsi di conseguenza. Certo, i limiti non mancano: il gioco dipende molto dalla fortuna, sia nella pesca delle carte sia, soprattutto, nella pesca degli scarabei, il cui valore in punti oscilla da 1 a 4, un problema indicato da molti come il principale del gioco. Inoltre, il setup non è semplicissimo e può sembrare esageratamente impegnativo per un gioco così semplice. Infine, dopo diverse partite la meccanica fa sentire tutta la sua mancanza di varietà: nonostante la differente posizione delle tessere sul tabellone, le dinamiche tendono a ripetersi, a svantaggio della longevità complessiva. Non siamo di fronte a un capolavoro: ma Luxor è un gioco comunque divertente e ben pensato, che dimostra tutto il talento del suo autore nel creare giochi semplici ma stimolanti. Secondo noi, però, Rüdiger Dorn ha dato il meglio di sé con Istanbul, ed è a quest’ultimo che torniamo sempre volentieri quando vogliamo divertirci senza dover spremere troppo le meningi.

Tre pregi di Luxor Tre difetti di Luxor
La meccanica generale è semplice ma molto divertente La struttura a lungo andare diventa un po’ ripetitiva
Il gioco è volutamente vintage e nostalgico Il valore in punti degli scarabei è troppo dominato dall’alea
Il tema egiziano è sempre affascinante Per un gioco così semplice il setup è un po’ troppo laborioso

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