Icewind Dale: Enhanced Edition

Diamo un’occhiata alla riedizione del capolavoro di Black Isle a opera di Beamdog, che rappresenta senza dubbio il modo migliore, oggi, per godere di questo esemplare dungeon crawl.

1. L’età d’oro del revival
Negli ultimi anni il mondo dell’intrattenimento digitale è caratterizzato da un fenomeno assai singolare: di fianco ai nuovi prodotti, sugli scaffali virtuali dei servizi di vendita digitale compaiono sempre più spesso quelli che potremmo chiamare nuovi giochi vecchi. Trattasi di riedizioni, talvolta semplicemente adattate dal punto di vista tecnico ai nuovi sistemi e talaltra profondamente rimaneggiate, di grandi capolavori del passato: sta succedendo alla gloriosa serie di Age of Empires, sta succedendo, con alterni risultati, ai classici strategici in tempo reale di Blizzard, e succede anche nel nostro sotto genere preferito. Il buon Jeff Vogel sta raccogliendo fondi per una nuova edizione del suo capolavoro Geneforge, la divisione spagnola di THQ sta mettendo a punto una nuova versione di Gothic dei Piranha Bytes, e i ragazzi di Beamdog, capitanati dall’ex Bioware Trent Oster, hanno già sfornato le Enhanced Edition dei capisaldi basati sul glorioso motore Infinity. Si potrebbe pensare che queste operazioni siano dovute anzitutto alla volontà di far scoprire i grandi giochi del passato alle nuove generazioni, ma in realtà non è affatto così. Le “operazioni nostalgia” hanno un enorme successo soprattutto perché sono rivolte proprio a chi, a suo tempo, ha vissuto in prima persona il debutto dei capolavori appena citati: e non abbiamo problemi a riconoscere che certi giochi sono diventati pietre miliari anzitutto perché hanno visto la luce in un determinato momento storico, caratterizzato da enormi passi avanti nell’hardware, dall’allargamento esponenziale della comunità di appassionati, dalla diffusione capillare dell’internet con conseguente nascita di forum e newsgroup. Perché per chi oggi ha una certa età è infinitamente più ‘semplice’ tornare a uno di quei giochi anziché sperimentare un prodotto nuovo, anche se universalmente riconosciuto come ottimo? La faccenda va ben al di là del valore intrinseco del prodotto: chi oggi torna a giocare a Baldur’s Gate lo fa anzitutto per rinfrescare i suoi ricordi, per riconnettersi al tempo perduto, per celebrare intimamente la gloria della prima volta. Mai come per queste riedizioni gli autori devono fare attenzione e muoversi con precisione millimetrica, camminando su quel crinale sottile che separa il rito d’onore dal misunderstanding apocrifo. Scopriamo com’è andata per Icewind Dale.

2. Ritorno alla Valle del Vento Gelido
Abbiamo già parlato diffusamente della struttura di Icewind Dale nella recensione del gioco originale. Brevemente, si tratta di un elaborato e profondo dungeon crawl, cioè gioco basato sull’esplorazione di sotterranei, nel quale l’utente controlla un party da uno a sei personaggi creati interamente da lui. L’avventura si svolge su binari molto lineari, ma l’univocità della struttura è compensata dal costante grado di sfida, dalle ambientazioni estremamente evocative, dalle tematiche inaspettatamente profonde. I combattimenti, spesso inspiegabilmente definiti action nelle recensioni, sono in realtà molto lenti e strategici e prendono parte tanto quanto i dialoghi nel costruire l’identità di un prodotto adatto alla fruizione attenta e centellinata. Dal punto di vista dei contenuti, la Enhanced Edition resta assai fedele al prodotto originale, mettendo a disposizione del giocatore la campagna base ed entrambe le espansioni Heart of Winter Trials of the Luremaster, lasciando intatti anche gli incerti ed estemporanei collegamenti tra le tre avventure; va detto peraltro che rivoluzionare questo aspetto avrebbe forse ampiamente superato il crinale sottile di cui sopra. Non mancano comunque le integrazioni interessanti. Anzitutto, la creazione del personaggio è più sfaccettata grazie all’aggiunta di una nuova razza, il mezzorco, e di nuove classi e sottoclassi, come già visto nella Enhanced Edition di Baldur’s Gate: in particolare, però, i chierici vedono la comparsa di due nuove specializzazioni, create appositamente per questo gioco e legate a doppio filo con l’ambientazione, il chierico di Tyr e il chierico di Tempus, ciascuno con proprie abilità speciali. Inoltre, e questo forse è l’elemento più interessante, la nuova edizione di Icewind Dale implementa nuovi contenuti, principalmente nuovi oggetti e piccole quest, originariamente rimosse dal gioco e già in esso reintrodotti, in passato, dal lavoro dei modder, in particolare da CamDawg, fondatore della community Gibberlings, esplicitamente nominato da Beamdog anche nei creditiIntendiamoci: stiamo parlando di piccoli particolari, per i quali non ci sentiremmo di consigliare la ri-esperienza completa di tutto il gioco. Però si tratta di un segnale interessante da parte degli autori, che in passato hanno fatto, nel rapporto con le comunità di appassionati, più di un passo falso ma che sembra abbiano decisamente imparato la lezione.

3. La nuova interfaccia
L’elemento più interessante di questa riedizione non è rappresentato tanto dai nuovi contenuti, che come dicevamo non sono in grado di cambiare l’esperienza complessiva, quanto dalla nuova interfaccia, questa sì foriera di un approccio nuovo, più chiaro e più al passo con i tempi. La Enhanced Edition di Icewind Dale non si limita infatti a supportare le nuove risoluzioni ma riorganizza completamente le schermate di gioco, offrendo uno sguardo più completo e compiuto sulle informazioni necessarie durante il gioco. Classe Armatura, THAC0 e Punti Ferita sono sempre sotto controllo; il carattere di dialoghi e descrizioni può essere ingrandito o rimpicciolito a piacere; le barre ai lati dello schermo possono essere adattate alle nuove risoluzioni oppure ‘scalate’ in base alle medesime. A questi accorgimenti di carattere ‘organizzativo’ si affianca tutta una serie di nuove funzionalità atte a migliorare la quality of life dell’esperienza: per esempio il tasto per raccogliere tutto il loot presente nei pressi dei personaggi, già visto nelle Enhanced Edition dei Baldur’s Gate; l’introduzione di contenitori per gemme, pozioni, pergamene e munizioni, per ampliare sostanzialmente gli inventari; e infine la presenza di un nuovo livello di difficoltà, chiamato story mode, dedicato ai giocatori che vogliono vivere la magnifica storia raccontata dal gioco senza perdere più di tanto tempo nei combattimenti, molti dei quali sono parecchio impegnativi anche ai livelli di difficoltà più bassi.

4. Conclusione
Chi dovrebbe dedicarsi, oggi, a questa Enhanced Edition? Sicuramente i giocatori giovani che non hanno avuto, a suo tempo, la possibilità di provare Icewind Dale al momento della sua uscita. Ma anche tutti gli appassionati più attempati che vissero l’avventura e che ne serbano bei ricordi. Gli unici a cui non ci sentiremmo di suggerire questa edizione sono coloro che all’epoca furono delusi dal gioco: difficilmente questa nuova edizione farà cambiare loro idea. Ma se l’obiettivo era quello di donare una seconda giovinezza a uno dei GdR più importanti del suo tempo, l’obiettivo è senz’altro raggiunto. Ed è raggiunto, ci sentiremmo di aggiungere, con un focus molto maggiore di quel che viene messo in campo dalle equivalenti nuove edizioni dei Baldur’s Gate, che sono rese in qualche modo ‘apocrife’ dall’improvvida aggiunta di nuovi contenuti ‘pesanti’, quali nuovi personaggi giocanti, che hanno e avranno sempre un’aria irrimediabilmente ‘sbagliata’ per chi all’epoca spolpò all’inverosimile il prodotto originale. Qui di integrazioni inopportune non c’è traccia, ed è un bene.

Tre pregi di Icewind Dale: Enhanced Edition Tre difetti di Icewind Dale: Enhanced Edition
Nuova interfaccia molto funzionale Non farà cambiare idea a chi non ha amato l’originale
I contenuti recuperati sono poca cosa, ma danno soddisfazione Non risolve il problema maggiore del gioco base, ovvero i collegamenti estemporanei tra le espansioni
Il gioco alla base resta un ottimo prodotto Alla fin fine, è una pura e semplice operazione nostalgia

 

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