Maharaja

Cranio Creations presenta un remake del gioco di maggioranze già pubblicato nel 2004 a firma di Michael Kiesling e Wolfgang Kramer: scopriamo insieme se val la pena tornare a esplorare l’India medievale.

I nostri video dedicati a Maharaja su YouTube:
Esempio di gioco
Il nostro parere
Unboxing

1. Da architetti a sacerdoti
Negli ultimi tempi, soprattutto con l’esplosione della piattaforma Kickstarter, è diventata quasi una consuetudine la riproposizione in chiave aggiornata e teoricamente più vicina al gusto moderno di grandi classici del passato. Per esempio, abbiamo già parlato, su questo sito, della nuova versione di Cleopatra and the Society of Architects pubblicata da Mojito Studios e omaggiante il celebre gioco di set collection edito originariamente da Days of Wonder. La fattispecie di cui ci occupiamo in questo articolo è molto simile: la casa di produzione italiana Cranio Creations ha svolto, nei mesi scorsi, una campagna Kickstarter dedicata a Maharaja, gioco di maggioranze risalente al 2004 e in principio edito da Phalanx Games, con lo scopo di crearne una nuova edizione, più ricca sia dal punto di vista delle meccaniche sia da quello dei materiali. Il gioco originale, che aveva come sottotitolo The Game of Palace Building in India, era opera a quattro mani di due autori nel frattempo assurti agli onori delle cronache e dei premi di settore: Michael Kiesling ha nel sul catalogo titoli come AzulTikal Heaven & Ale; Wolfgang Kramer può vantare nel suo curriculum un capolavoro come El Grande. I due autori originali hanno lavorato solo tangenzialmente sulla riedizione, che è opera anzitutto di Simone Luciani, designer interno di Cranio Creations. Il nuovo Maharaja è molto diverso dal suo predecessore: per il nuovo sistema di regole, certo, ma anche per la sua ambientazione, che mantiene il sapore indiano ma vira dal mondo degli architetti intenti a erigere case e palazzi al mondo dei sacerdoti intenti a compiacere le proprie divinità tramite altari e statue. Queste differenze saranno per il meglio?

2. Giocabilità generale
Una partita a Maharaja è divisa in 7 round; nel corso di ciascun round ogni giocatore si attiva una sola volta, durante la quale esegue 2 differenti azioni tra le 9 disponibili. L’ordine in cui i giocatori si attivano è determinato dai personaggi da loro controllati: ogni giocatore, infatti, ha sulla propria plancia personale una tessera personaggio che gli dà sia una abilità speciale sia un determinato numero, tanto più alto quanto è più potente l’abilità; l’ordine di turno vedrà partire per primo il giocatore che controlla il personaggio con il numero più basso (e quindi, in teoria, con l’abilità più debole). Il gioco base include 16 personaggi, ma in ogni partita se ne mette a disposizione un numero pari al numero di giocatori più 3.
Lo scopo generale del gioco è popolare le 7 città rappresentate sul tabellone con statue altari così da ottenere il favore del maharaja, rappresentato da una pedina che all’inizio del round viene posizionata in una determinata città; il maharaja si sposta seguendo l’ordine delle città indicato sul tracciato posizionato nella parte bassa della plancia. Quest’ultimo può essere modificato nel corso della partita: se non viene toccato, il maharaja visita tutte le 7 città una dopo l’altra, mentre se viene modificato il maharaja visiterà alcune città più volte e non metterà mai piede in altre. Alla fine di ogni round, si controlla la situazione nella città dove si trova il maharaja: il giocatore che ha più worship point in quella città, cioè che ha costruito in quella città più statue e altari, otterrà il favore del maharaja, ovvero un premio in denaro e ricompense di altro tipo. A fine partita, ai punti accumulati nel corso del gioco vengono aggiunti quelli ricavati da un conteggio finale che tiene conto delle statue costruite, delle maggioranze dei worship point in ogni città e del denaro rimasto nelle proprie riserve.
Spieghiamo meglio come si articola un round. Anzitutto, si piazza la pedina del maharaja sulla città indicata sulla tessera più a sinistra nel tracciato; poi la tessera viene spostata all’estremità destra del tracciato, in corrispondenza del numero del round in corso. Una volta sistemato il maharaja, ogni giocatore programma le sue 2 azioni usando la propria ruota: le due ‘lancette’ vanno posizionate, di nascosto dagli altri giocatori, sulle icone relative alle 2 azioni scelte. Quando tutti hanno terminato, le ruote vengono mostrate e a quel punto ogni giocatore si attiva ed esegue le sue azioni, sulla base dell’ordine stabilito dai personaggi. Tra le azioni disponibili, le più importanti permettono di costruire statue e altari: le statue possono essere costruite solo nelle città, mentre gli altari possono essere piazzati anche nei villaggi che punteggiano i percorsi di collegamento tra le città stesse. Un punto fondamentale da spiegare è che è possibile costruire strutture in una città solo se in essa c’è il nostro sacerdote, una pedina particolare che comincia la partita dal centro della plancia. Il sacerdote può essere spostato da una città all’altra in qualunque momento, anche nel bel mezzo della risoluzione di un’azione, ma solo se tra le due città c’è un percorso e solo se ogni villaggio lungo quel percorso ha almeno 1 altare; quest’ultimo può essere anche di un altro giocatore, ma in quel caso chi controlla il sacerdote dovrà pagare 1 moneta a quel giocatore per poter attraversare quel villaggio. Costruire un altare costa 1 moneta, mentre costruire una statua costa 12 monete nella città dove è presente il maharaja e 10 monete nelle città dove non è presente; alcune azioni, peraltro, consentono di costruire strutture a un prezzo minore. Non c’è limite al numero di altari che possono essere collocati in una città; in ciascun villaggio, invece, c’è posto per soli 2 altari, ma nelle partite a 2 giocatori ogni villaggio può ospitare un unico altare. Ogni città può ospitare un massimo di 7 statue: va sottolineato che la statua collocata al centro vale 3 worship point, mentre quelle collocate nelle altre posizioni valgono 2 worship point; d’altro canto, alcuni slot sono collegati a benefici che si ottengono immediatamente quando vi si costruisce una statua. Oltre che costruire statue e altari, le azioni permettono di ottenere monete, di ottenere altari (solo gli altari sulla plancia sono effettivamente disponibili per la costruzione), di convertire monete in punti vittoria, di cambiare il proprio personaggio con un altro disponibile (cosa che cambierà anche l’ordine di gioco nel round successivo) e di modificare il tracciato del maharaja, cambiando i suoi spostamenti nei round successivi.
Una volta che tutti i giocatori hanno completato le loro azioni, si passa al conteggio dei worship point nella città dove si trova il maharaja: le statue, come già detto, valgono 2 o 3 punti, mentre gli altari valgono 1 punto ciascuno; anche il sacerdote vale 1 punto, se è presente in città. I giocatori ottengono ricompense in denaro e in altre utilità in base al loro piazzamento; in caso di parità, rompono i pareggi i numeri dei personaggi.
Il gioco prosegue in questo modo fino alla fine del settimo round. Dopo aver completato il conteggio di fine round, si procede all’assegnazione finale dei punti in base alle statue costruite, al denaro accumulato e alle maggioranze in ogni città: in questo conteggio finale i pareggi non vengono rotti dai personaggi ma comportano semplicemente la divisione dei punti in palio tra i giocatori in pareggio. Chi ha più punti è il vincitore.

3. Componentistica
La nuova edizione di Maharaja si propone di essere ricca e sontuosa, come dimostra anche la generosa dimensione della scatola. I propositi però non si sono tradotti in qualità eccelsa: si può anzi dire che questo progetto sembra confermare in tutto e per tutto il difficile rapporto tra Cranio Creations e Kickstarter, testimoniato in prima istanza dalle polemiche che accompagnarono, nel 2019, la pubblicazione di Barrage. Come quest’ultimo, anche Maharaja soffre di evidenti problemi produttivi: le frecce delle ruote di selezione delle azioni sono molto lasche e non consentono di usare davvero le ruote come il gioco richiederebbe; le ruote, poi, non si sistemano adeguatamente nell’alloggiamento originariamente pensato per esse, sopra alle plance personali; l’insert presente nella scatola non permette di alloggiare al suo interno tutti i componenti e non offre alcuna indicazione su cosa vada dove. La plastica usata per le statue, gli altari, i sacerdoti e la pedina raffigurante il maharaja è di qualità decisamente bassa: questi componenti, in generale, hanno un aspetto decisamente più cheap rispetto a quanto mostrato durante la campagna. Le stesse illustrazioni, dovute a Klemens Franz e Samuele Gaudio, mostrano un approccio molto fantasioso e molto pacchiano, al limite dell’irrispettoso verso le divinità rappresentate, che peraltro il gioco non aiuta in nessun modo a identificare. Complessivamente, la nuova edizione di Maharaja non sembra un gioco lussuosamente prodotto, quanto piuttosto un gioco molto economico che cerca di impressionare il pubblico con dimensioni ed esuberanza del tutto privi di buon gusto.

Excursus: strategie

Un punto centrale da capire nella meccanica di Maharaja è che le maggioranze calcolate nel corso della partita comportano l’ottenimento di denaro mentre il calcolo finale comporta l’ottenimento di punti vittoria. Dato che questi ultimi possono essere accumulati anche tramite altre azioni, è importante tenere sotto controllo quello che fanno i nostri avversari: non è così strano vincere la maggior parte delle maggioranze in-game e perdere alla fine a causa dei punti accumulati lentamente ma inesorabilmente da un avversario nel corso della partita. Un altro punto centrale è la comprensione piena e lo sfruttamento adeguato della meccanica che permette di cambiare le destinazioni del maharaja: si tratta forse del metodo principale per cercare di arginare le possibilità di vittoria del leader designato, ma va utilizzato con attenzione perché a fine partita si contano le maggioranze in tutte le città, anche in quelle che il maharaja non ha mai visitato e che sono magari state quindi trascurate dalla maggior parte dei giocatori.

4. Conclusioni
Questa riedizione di Maharaja è un prodotto molto discutibile. Delle novità tematiche credo nessuno sentisse il bisogno: l’originale approccio, incentrato sull’architettura anziché sulla religione, era sobrio e forse derivativo, ma il nuovo soggetto, concretizzato nelle forme di divinità della tradizione rappresentate come bellicosi supereroi di un vecchio arcade, è francamente imbarazzante. Quanto alle meccaniche, la novità principale riguarda l’innesto della variabilità al setup rappresentata dalle tessere punteggio, dai molti nuovi personaggi e dalle varie regole speciali introducibili a piacimento e in grado di cambiare molti aspetti del gioco, dal costo delle strutture al calcolo finale dei punti; inoltre, la nuova edizione implementa la possibilità, originariamente non prevista, di giocare in solitario, contro un automa chiamato Bramhabot. In generale, però, i nuovi elementi non sembrano in grado di superare alcune criticità della meccanica di base, dovute in larga parte all’età del concept: per esempio, il problema del runaway leader, che si verifica sistematicamente se un giocatore riesce a spuntarla nelle prime maggioranze; ma anche, semplicemente, la scarsità delle variabili, in un gioco i cui obiettivi, nonostante i nuovi innesti, si riducono, alla fin fine, alla necessità di costruire la maggior quantità possibile di statue e di altari. Se tutto questo si accompagnasse a una produzione eccellente e magari a un minimo di eleganza nel presentare componenti e tema, si potrebbe giustificare un certo investimento di tempo ed energie: vista la situazione, il nostro consiglio è di evitare questo prodotto a meno che non vi sia un qualche interesse particolare verso qualcuna delle meccaniche.

Tre pregi di Maharaja Tre difetti di Maharaja
È un gioco molto semplice da spiegare ma difficile da padroneggiare Le nuove meccaniche non riescono a svecchiare del tutto il concept di base
La durata delle partite è adeguata La produzione e i materiali sono scadenti
La nuova edizione presenta molte variabili per il setup Il cambio tematico non convince

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