Canvas

Il semplicissimo e già popolare gioco appena uscito per l’etichetta Road to Infamy è un card drafting come tanti, nobilitato però dal tema e dalla qualità della produzione.

I nostri video dedicati a Canvas su YouTube:
Esempio di gioco
Il nostro parere
Unboxing

1. L’arte di evocare l’arte
La diffusione del gioco da tavolo contemporaneo si è accompagnata, quasi necessariamente, all’individuazione da parte degli autori di tematiche sempre più originali, specializzate e circoscritte: potremmo quasi dire che non c’è un tema che non sia stato oggetto di riproposizione in forma di intrattenimento analogico da sperimentare in compagnia, talvolta con una certa attenzione verso la simulazione e talaltra come appiglio puramente astratto. La combinazione più interessante si verifica forse quando autori particolarmente arditi cercano di imbrigliare nelle maglie del regolamento disambiguo ambiti che per loro natura sfuggono alla sistematizzazione e all’univocità tipica delle scienze esatte: se già è difficoltoso immaginare di trasformare in un gioco da tavolo le ricerche sperimentali di Mendel (vedi alla voce Genotype: A Mendelian Genetics Game di Genius Games), figuriamoci quanto può essere complesso tentare l’impresa di rendere ‘giocabile’ il processo di creazione artistica. Ebbene, Canvas, di Jeffrey Chin e Andrew Nerger, getta il cuore oltre l’ostacolo e ci mette per l’appunto nei panni di pittori in gara in un prestigioso festival d’arte: ciascun concorrente dovrà creare tre dipinti su tela, e chi li realizzerà andando maggiormente incontro alle richieste della giuria avrà la vittoria. Concretamente, e riduttivamente, questo significa cercare di accumulare, sui nostri quadri creati con carte trasparenti sovrapposte, determinati simboli in determinate posizioni: eppure il gioco riesce in qualche modo a sublimare il suo determinismo e a dare ai partecipanti l’illusione di aver davvero dato vita a qualcosa di ‘creativo’. Lo fa tramite le belle illustrazioni e la scelta, furbissima, di concentrarsi su un linguaggio artistico particolare, il surrealismo, che per sua natura dà senso a qualunque accostamento: certo, c’è bisogno che il giocatore accetti l’inganno e lo faccia suo, magari spendendo tempo nello ‘spiegare’ il suo quadro agli altri, cosa del tutto non necessaria ai fini del regolamento ma in questo caso più che mai parte importante del “gioco”. Canvas è, più di tanti altri prodotti suoi simili, molto più della somma delle sue parti.

2. Giocabilità generale
Canvas è un gioco di card draftinghand management set collection. Nel proprio turno, il giocatore deve scegliere una tra due azioni: pescare una art card oppure realizzare un dipinto. Le art card sono di acetato trasparente e hanno stampati elementi decorativi nella parte alta e simboli nella parte inferiore; i dipinti devono essere composti ciascuno da 3 art card, sovrapposte e infilate in una busta trasparente nella quale si trova uno sfondo generico. A inizio partita si selezionano casualmente 4 carte obiettivo, e ciascuna di esse viene collegata a una coccarda di un determinato colore a seconda della posizione in cui viene piazzata nella plancia comune: lo scopo dei giocatori è far sì che i simboli visibili nella parte inferiore delle loro opere assecondino questi obiettivi, così da ottenere le relative coccarde.
Le art card vanno scelte tra quelle casualmente piazzate nel display sulla plancia comune: la carta più a sinistra è sempre gratuita, mentre per pescare le altre occorre spendere i cosiddetti inspiration token, ovvero pedine a forma di tavolozza. Ogni giocatore ne riceve 4 a inizio partita: per pescare una carta che non sia la prima, occorre mettere 1 inspiration token su ogni carta che la precede. Chi successivamente preleverà una di quelle carte si prenderà anche i token sopra di essa.
Non si possono avere in mano più di 5 art card: una volta pescata la quinta, al turno successivo sarà obbligatorio realizzare un dipinto. Come già specificato, i dipinti vanno creati sovrapponendo 3 art card e infilandole in una busta con lo sfondo: a quel punto il giocatore mostrerà agli altri la sua opera, che avrà anche un titolo dato dal nome delle art card rimasto visibile. A questo punto si valuta la corrispondenza tra i simboli mostrati dal dipinto e gli obiettivi e si assegna al giocatore la corretta quantità di coccarde.
Il gioco prosegue in questo modo finché tutti i giocatori hanno creato 3 dipinti ciascuno; non è detto che tutti giochino lo stesso numero di turni, dato che non è obbligatorio raccogliere 5 art card prima di realizzare un dipinto. A fine partita ogni giocatore conta il valore in punti delle proprie coccarde e chi ha più punti è il vincitore.

3. Componentistica
Canvas è un gioco che punta moltissimo sull’aspetto: non solo i materiali sono di gran pregio, ma il modo in cui il gioco li utilizza è a suo modo creativo e originale. Anzitutto la scatola, di cartone rigido, si apre come un cassetto anziché con un tradizionale coperchio: sia il cassetto sia la sua ‘custodia’ hanno, sul retro, un foro, pensato per appendere il tutto al muro, proprio come un quadro. Infatti sulla cover del gioco il titolo non c’è: avrebbe rovinato il meraviglioso disegno dell’illustratore Luan Huyhn, che mostra una ragazza intenta a dipingere un paesaggio en plein air. Gli artwork di questo gioco colgono davvero bene il tema, non limitandosi a rappresentare quadri ma insistendo sulla visibilità della pennellata, con un linguaggio diviso dal sapore ottocentesco, un po’ macchiaiolo e un po’ impressionista, al quale le art card trasparenti, altra idea assolutamente geniale, sovrappongono soggetti sorprendenti e stranianti, che le opere ‘create’ dai giocatori combineranno, come accade nei dipinti surrealisti. Le art card sono in acetato e hanno una pellicola protettiva rimovibile; il gioco include anche le buste trasparenti nelle quali preparare gli sfondi così da poterci infilare le carte e creare le opere. La plancia comune dove sistemare le carte obiettivo e il display di art card è di tela: altro appropriatissimo riferimento al tema; così come piacevolmente ‘telata’ è la carta del regolamento, simile a quella vista in Wingspan di Stonemaier Games. La versione di Canvas che vedete nelle foto e nei nostri video è arricchita con token in legno e con i cavalletti su cui esporre i quadri: la versione base del gioco ha più semplici token di cartone e non ha i cavalletti, che sono un elemento sfizioso ma assolutamente non necessario ai fini del gioco.

Excursus: strategie

Pur essendo un gioco facile e veloce, Canvas richiede un minimo di concentrazione e premia, paradossalmente, non tanto chi ha una mente creativa quanto chi ha una mente portata per il colpo d’occhio logico e spaziale. Prima di realizzare un quadro possiamo accumulare 5 art card e dobbiamo cercare di accaparrarci le migliori usando al meglio l’unica ‘risorsa’ presente nel gioco, gli inspiration token. Il modo in cui gestiamo questi ultimi è molto importante: può valer la pena spenderli tutti per prendersi una carta davvero utile, ma bisogna avere la consapevolezza che così facendo forse ‘sprecheremo’ una carta, perché saremo costretti a prendere l’unica gratuita, che magari non ci servirà a niente. Ha quasi sempre senso riempire al massimo la propria mano prima di creare un quadro, così da ampliare le possibilità a disposizione: ma non mancano casi in cui le carte che già abbiamo sono talmente efficaci da permetterci di comporre l’opera anche prima di avere in mano 5 carte. Un punto che spesso sfugge ai neofiti è che non tutte le coccarde hanno il medesimo valore: alcune hanno un ‘peso’ in termini di punti molto maggiore rispetto ad altre. Non è detto, quindi, che un quadro che frutta 4 coccarde sia per forza migliore di uno che ne frutta 3: tutto dipende dal valore in punti assegnato alle coccarde e da quante ne abbiamo già di quel colore.

4. Conclusioni
Canvas è un gioco semplicissimo: in alcune recensioni negative lasciate da utenti di BoardGameGeek, qualcuno afferma addirittura che qui il “gioco” praticamente non c’è. Questa è secondo noi un’esagerazione, ma dev’essere chiaro che non siamo di fronte a un prodotto che si fa amare per le sue meccaniche ardite, profonde o sperimentali, né a una incarnazione particolarmente riuscita di un concept comune e apprezzato a livello di regolamento. Canvas è, piuttosto, un prodotto delizioso da toccare e da guardare, nel quale il gioco trova senso e ragione nel suo essere collegato precisamente ai suoi irresistibili componenti. Tra l’altro questi ultimi sono molto facilmente espandibili: le art card, che sono in numero sufficiente ma dopo molte partite tendono a ripetersi, possono essere moltiplicate virtualmente all’infinito, ma noi speriamo che Road to Infamy partorisca anche espansioni dedicate magari ad altri generi pittorici (anche se il regolamento non lo dichiara espressamente, le opere a cui si può dar vita con Canvas sono tutte opere surrealiste).
Mai come in questo caso l’esperienza ludica è fortemente debitrice nei confronti dell’approccio dei giocatori, che per godersi davvero questo gioco devono farsene coinvolgere, accettando su di sé anche regole non scritte: se quando un giocatore completa un quadro ci si limita all’arida enumerazione dei simboli e delle coccarde senza prestare la minima attenzione al quadro stesso, si perde non qualcosa ma tantissimo, forse quasi tutto. Chi è disposto ad accettare tutto questo, spinto dalla curiosità o magari anche dalla passione per il tema, troverà sicura soddisfazione, nonostante l’esilissima trama costruita dalle meccaniche, anzi forse proprio grazie a essa: esile al punto di farsi da parte per consentirci di ammirare tutto il resto.

Tre pregi di Canvas Tre difetti di Canvas
I materiali sono veramente pregevoli Le meccaniche sono molto semplici, forse troppo
I componenti sono utilizzati in modo davvero geniale A livello di regolamento, non c’è niente di particolarmente originale
È breve e ‘leggero’ Dopo molte partite le art card tendono a ripetersi

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